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Il Museo Casa mia: Marzo

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In occasione dell’iniziativa “Il Museo Casa mia” vengono eccezionalmente esposte due Nature morte con oggetti esotici, novecentesche, opera di autori triestini, scelte per dialogare con gli oggetti del Museo: la Natura morta con porcellane giapponesi di Emma Gallovich-Galli, databile agli anni ’20 del ’900, di proprietà dei Civici Musei di Storia ed Arte, recentemente restaurata e mai esposta al pubblico, e la superba Grande natura morta con fiori e cineserie di Bruno Croatto del 1943, proveniente dal Museo Revoltella.

Entrambe le opere sono testimonianza della grande passione per l’arte estremo-orientale, e giapponese in particolare, che coinvolge pittori e collezionisti in tutta Europa dagli anni ’60 del XIX secolo fino ai primi decenni del secolo seguente.
Trieste, porto di approdo e partenza delle navi del Lloyd Austriaco, è un luogo privilegiato per la formazione di raccolte di arte asiatica, che si concretizzano, solo per fare qualche esempio, nel Gabinetto Cinese Wünsch, originale negozio di oggetti esotici attivo a Trieste nella seconda metà dell’800, o nella straordinaria collezione di stampe dell’ukiyo-e di Mario Morpurgo de Nilma, nucleo portante del museo.

Emma Galli - "Natura morta con porcellane giapponesi"
Emma Galli – “Natura morta con porcellane giapponesi”
Bruno Croatto - "Grande natura morta con fiori e cineserie"
Bruno Croatto – “Grande natura morta con fiori e cineserie”

Le due opere rispecchiano questa situazione tipicamente triestina: Emma Gallovich (il cui cognome è italianizzato in Galli nel 1929) era figlia di un capitano di lungo corso del Lloyd triestino che, al ritorno dai suoi frequenti viaggi, recava in dono alla famiglia oggetti e stampe, soprattutto orientali, rendendoli familiari alla pittrice fin dall’infanzia; mentre è risaputo che
Bruno Croatto era un collezionista di oggetti orientali: vasi di varia foggia in porcellana e in metallo a smalto cloisonné, statuine di divinità in bronzo e porcellana, manufatti in seta ricamata compaiono a più riprese nelle nature morte e nei ritratti realizzati dall’artista lungo tutta la sua carriera.

In queste due opere l’attenzione all’arte orientale si configura non tanto come uno spunto di rinnovamento visivo nell’impaginazione e nella resa pittorica, quanto come un’attenzione per la moda più esteriore delle chinoiseries e japonaiseries d’arredamento: gli oggetti in porcellana e seta diventano un tramite per mondi lontani, suggestione di terre sconosciute e vagheggiate come in un romanzo misterioso.